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Disavventure fotografiche – Una storia vera

16 settembre 2005, Roma

Allora ripassiamo il programma. Zaino e cavalletto. Slip, calzini, spazzolino da denti, una maglietta di ricambio ed un k-way dovesse piovere.

Come? No, no. Non ci serve l’ombrello. Come fai a scattare poi… voglio avere le mani libere. Si, si. Solo la prima notte in albergo. La seconda giriamo tutta la notte, ho fatto anche la Venice Card per i vaporetti. Alle 5.30 poi torniamo in aeroporto, voliamo a Roma, doccia a casa tua e andiamo in ufficio. E speriamo che sia una giornata tranquilla.

Va be, allora a domani, passi a prendermi tu. Ciao.

17 settembre 2005, Venezia

Ore 9.45
Pronto? Si, amore, tutto bene. Abbiamo già preso possesso della camera e stiamo raggiungendo Piazza San Marco. Una tempesta? No, no. Il tempo qui è buono. Abbiamo lasciato anche gli zaini in albergo, stiamo girando in maglietta, fa caldo. Ciao, amore.

R. – Era ancora incazzata?
- No, no. Era carina.

R. -Ma perche poi avete litigato ieri?
-Ma che ne so, più o meno il solito, che non la sto mai a sentire, non le do considerazione, e poi la fotografia, sempre con la testa fra le nuvole e bla bla bla.

R. -?

-Aò senti stavo a preparà lo zaino pe oggi mica potevo sta a sentì tutto.
Comunque ha chiamato perché era  preoccupata… ha sentito di una tempesta in arrivo su questo versante. Senti siamo ancora vicini all’albergo, vogliamo prendere il k-way per precauzione?

R. – Ma che k-way, lo sai che sono stato in marina.
Alza gli occhi al cielo, sembra annusare l’aria. Guarda ad est, guarda ad ovest. Mi fissa e resta immobile due secondi, prima di parlare.
In modo solenne mi fa: sarà una giornata caldissima.

Ore 10,30
Arriva il fronte freddo. Fulmini, raffiche di vento.
Inizia a piovere e non smetterà più.

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Arriviamo in albergo per cambiarci la T-shirt, i calzini e gli slip, che si bagnano di nuovo contro le scarpe ed i jeans zuppi. Mettiamo i K-way, copriamo le fotocamere con delle buste di plastica ed alcuni elastici (che per fortuna ho sempre in borsa) ed usciamo.

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L’intensità non è più da tempesta tropicale, ma non la smette un attimo. Il K-way, fedele barriera all’umidità, blocca anche la traspirazione della pelle ed il passaggio verso l’esterno dell’acqua che entra dal collo. Insomma, averlo o non averlo cambia poco… se non fosse che un po’ ripara dal vento, che arrivando ha portato con sé anche l’acqua alta.

Entriamo ed usciamo dalle taverne e prendiamo un bicchiere di vino o qualcosa da mangiare. Ci serve per riscaldarci, togliere i k-way ed asciugare un po’ i vestiti. Ma non cambiamo il nostro programma. Stanotte si fa tardi, si dormono 3-4 ore e domani si fa tutta la tirata, nottata, alba, aeroporto, doccia, ufficio.

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Non fermiamo l’albergo per domani, tanto in casi estremi qualcosa se inventamo.

18 settembre 2005, Venezia

R. -E ti pareva che non si asciugava niente stanotte.

- e che pretendevi in tre ore? Il termosifone è pure spento…

Se solo avessi portato un maglioncino…senti che freddo.

 

Oggi giriamo la Venezia segreta. Bella.
R. - Che vor di?
- E che ne so, se è segreta. Sta sulla guida. Dice che è bella. Dai gira di qua.

Continuiamo a camminare ininterrottamente per tutto il giorno. Fotografiamo tutto.

Credo di avere le vesciche. Ho prurito ai piedi.

Te credo, stanno a mollo da ieri mattina.
Fa freddo. Magari attrezzati bene no, ma cosi fa freddo. Acqua e vento.

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Ma noi siamo stoici, siamo eroi di altri tempi, armati di macchine fotografiche. Combattiamo battaglie invisibili, vediamo cose che altri non vedono.

Appunto, sto delirando e questi sono i primi segni della febbre. Siamo solo due imbecilli che prendono l’acqua.

Ricordo una notte a Roma, a Piazza Navona. Tanti anni fa. Si erano fatte le 4:30 e pioveva tantissimo, quindi avevamo usato (ovviamente) i nostri K-way per coprire ulteriormente le macchine fotografiche messe sul cavalletto per scattare. Due ragazzi sotto un lampione si baciavano appassionatamente, noncuranti della pioggia. Gianluca li aveva indicati e detto “guarda quei due imbecilli”. Avevo guardato lui, poi i miei vestiti. Eravamo zuppi.

Si, certo. Proprio loro… Senti, meglio sta li co quella che qui co te con lo scatto flessibile in mano, non te pare?

Torno in me, sono passate le 22.00. Il calore della pizzeria ormai è ricordo lontano ed inizio a valutare seriamente di prenotare un albergo. Non ho forza di volontà e seguo la strada come una linea che mi guida. Come un automa. Mi fermo, preparo tutto e scatto. Poi smonto e riparto.

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A Piazza San Marco arriva un tizio asciutto con cavalletto, hasselblad ed un aiutante che tiene su di lui un ombrello enorme. Non si bagna.

Si ferma, prepara tutto. Scatta. Richiude e se ne va.
Mi sento diverso. Mi guardo da fuori e per un attimo vacillo. Mi faccio pena.

Il piano di emergenza a supporto del qualcosa se inventamo era: ci chiudiamo in un pub, un night o qualsiasi altra cosa aperta.

Iniziamo a girare. Un’ora, due. Intanto però scattiamo, forse perché difficilmente ci ricapiterà. Difficilmente ricapiterà insieme, questo è sicuro…so già che domani R. mi odierà come tutti gli altri.

Tutto chiuso.

Alle 00.30 la mia reflex digitale muore. Sembra che l’acqua faccia male alle cose elettroniche. Peccato, ormai pensavo che la mia si fosse abituata.

Sono cosi stanco e cosi saturo di fotografia che non me ne frega niente, aver rotto la reflex quasi mi da sollievo. E poi mi basta che le memory card siano salve. Solamente, ora non ho più uno scopo.

Devo passare 5 ore all’addiaccio, e l’unico posto al coperto è il vaporetto. Santa Venice Card! Dormiremo sui sedili. O almeno ci scalderemo li.

Scegliamo la linea lunga, almeno il giro durerà di più prima di venir svegliati dal conducente per scendere. Un giro, due. Ma come fa R. a dormire appena appoggia la testa da qualche parte?

Tre.

Torniamo e abbiamo paura che fare un altro giro ci faccia perdere la coincidenza con il vaporetto diretto all’aeroporto.

Magari troviamo un bar che apre prestissimo, o una pasticceria che sta lavorando di notte… magari bussiamo e chiediamo qualcosa da mangiare.

R. parte alla rinfusa tra calli e campi tra S. Marco e Rialto. Si ferma, fiuta l’aria, perché se c’è una pasticceria quella si sente di sicuro.

Ed effettivamente dopo un po’ incontriamo odore di brioche calde. Iniziamo a girare in tondo come cani da tartufo, perdiamo le tracce ma torniamo indietro e ripartiamo. Ma alla fine niente. Forse è solo qualche hotel che si sta preparando per le colazioni.

Tremo dal freddo. Un posto semichiuso è l’imbarco del vaporetto che dovremo prendere tra un’ora. Ci mettiamo lì e proviamo a sdraiarci sui sedili.

Dorme un’altra volta. Beato lui. Il freddo e la paura di non svegliarmi e perdere il vaporetto mi tengono sveglio. Ne approfitto e faccio uno scatto con la compatta per ricordo.

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Rimarrò sveglio anche nelle prossime 14 ore. Solo che ancora non lo so.

19 settembre 2005, Roma

Ore 15.00
Per fortuna in ufficio ci hanno un po’ risparmiati. Forse facciamo davvero pena.

 

K. -Amore come va in ufficio? Senti… niente di grave. Volevo solo dirti se puoi passare in qualche modo vicino al mio lavoro, sul viale… perché ho bucato una gomma. Devi venire a cambiarla. Poi casomai, per non far ritardo, andiamo direttamente da Patrizia per la cena con gli amici.

-La cena????

K -amore ci hanno invitati, non potevamo dire di no. Se puoi magari esci 10 minuti prima.

 

-Ok ok. Ciao. Ciao.

 

R. -Ma potevi dirle di no per la cena… guarda come stai!

-Si, per alimentare le solite discussioni e la guerra contro le foto. A proposito, sbrigati a  scaricare le memory card che vorrei uscire 10 minuti prima. Si è fermata la macchina a Katia, non dovrebbe essere grave ma se poi dobbiamo chiamare un meccanico facciamo troppo tardi…
Sai le donne, magari si è scordata di fare benzina. Poi dicono a noi che siamo distratti.

 

 

Ore 18.30, viale del lavoro di K.

-Ah vabbè era solo una gomma. Come? Si si, me lo avevi detto…. Ehm

No no, ti avevo sentito, è che… ecco…
temevo solo che oltre alla gomma ci fosse qualcosa…
magari avevi …
camminato un po’ sul cerchio e l’avevi rovinato! Tutto qui!

Faccio la faccia seria e decisa. Due, tre secondi. Evvai! Stavolta l’ha bevuta, andiamo a cena và.

Ma siamo sicuri che poi me l’aveva detto della gomma?
Ma ho preso i cd delle foto scaricate?
Madonna che sonno…

24 settembre 2005

Riesco solo oggi a guardare le foto. Le apro e sento freddo. Ci vorranno mesi prima di iniziare a provare nostalgia per quei giorni. Ci vorranno anni prima di raccontarli per iscritto.

15 settembre 2009

Ho appena finito di scrivere su questi giorni a Venezia. Ho rivisto le fotografie, anche quelle della cartella scarti. Con alcune foto di quei giorni ho vinto dei contest. E per questo mi sono sempre ripetuto che ne è valsa la pena.

A pensarci bene, ne sarebbe valsa la pena anche solo per avere gli scarti e  con essi tutti i ricordi che mi hanno restituito.

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