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Le parole del tempo

1Non è sempre semplice riuscire a vedere il bello laddove altri non riescono a coglierlo. Potrebbe essere questo il sottotitolo di questo portfolio. O meglio, non è che sia difficile, il problema sorge quando decidi di condividere le tue intuizioni con qualcuno. Questo, per lo meno, è ciò che è successo a me, quando mi sono resa conto di quanto i segni lasciati impressi dal tempo sugli oggetti esercitassero una forza magnetica su di me. Mi sono ritrovata più volte ad osservarmi affascinata dalle cicatrici, marchiate dal trascorrere degli anni sulle superfici, interrogandomi sulla storia celata dietro quei segni di vissuto. Già, perché anche gli oggetti hanno una loro vita, una loro storia da raccontare: è sufficiente soffermarsi a guardarli, lasciarsi catturare da questo monologo silenzioso, fatto di parole non dette e tutto giocato sulla ruggine, sulla polvere e sulle ragnatele. Un dialogo in cui l’organo sensoriale chiamato in causa è quello che meno ti aspetti. Ed inizi ad accorgerti che, più ti soffermi a guardare quello che agli occhi dei più è un “ferro vecchio”, più quest’oggetto prende vita: i dettagli, i colori, le venature, le “rughe”, ogni più piccola forma, ogni più piccola sfumatura parla ai tuoi occhi e racconta qualcosa di sé. Alcune volte parla con dei colori così vividi, con delle tracce così profonde che sembra quasi urlare la sua storia. 3Ed allora io mi fermo, cercando di ascoltarla, cercando di leggere oltre quella reazione chimica che ha prodotto ferro ossidato ed inizio ad immaginare quanti piedi si siano posati su di un determinato gradino, quante mani abbiano afferrato un determinato battente e quanti universi siano passati attraverso una determinata porta. Ed ogni volta mi perdo in quella tacita narrazione e mi scopro completamente affascinata ed incantata da quel fluire di parole non dette.  Ogni oggetto racconta la sua storia, è sufficiente saperla e volerla ascoltare. 5Per ricreare quest’atmosfera densa di incrostazioni di acqua e polvere ed intrisa di antico ho creduto che la soluzione ottimale fosse quella di desaturare i colori, ma di caricarli e riempirli con contrasti molto marcati, molto netti, con il risultato di ottenere scatti molto cupi, molto forti nei colori e nelle linee. 7Quando ho deciso, dubbiosa ed incerta, di mostrare la galleria di scatti che ho realizzato su questo tema mi sono chiesta che tipo di reazione avrei suscitato e devo dire che sono rimasta molto sorpresa, perché non credevo che potessero piacere sia per i soggetti ritratti sia per il linguaggio utilizzato. Vorrei condividerli in questo spazio per lasciare che il tempo continui a parlare ancora, perché ogni oggetto racconta la sua storia, è sufficiente saperla e volerla ascoltare.

Testo e foto di Micaela Conterio