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ANDRZEJ DRAGAN

Macabra. Gotica. “Noir”. Sono questi gli aggettivi più frequentemente utilizzati per descrivere l’atmosfera che impregna di sé le immagini create dal giovane polacco Andrzej Dragan, stimato fisico quantistico prima che fotografo o “artista” che chiamar lo si voglia.

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Personaggio strano, questo Dragan: bizzarro connubio di rigorosa razionalità scientifica e smaliziata sperimentazione creativa.

La fotografia per Dragan non è che il punto di partenza di un processo che la oltrepassa, per arrivare ad esiti dal fortedragan_02 impatto spaesante raggiunti essenzialmente grazie all’abile utilizzo di un pennello, sì, ma digitale.
Fa propria una frase del film di David Lynch, “Lost Highway “: “‘Mi piace ricordare le cose a modo mio. E come le ricordo non coincide necessariamente con il modo in cui realmente erano quando accaddero”. E questa frase rende bene l’idea che Dragan ha della fotografia!

Trasfigurazione, ecco la parola d’ordine. Giochi di prestigio di una memoria programmaticamente alterata, che, mescolando le carte in tavola, fa di tutto per illuderci che siano invece rimaste tutte al loro posto.
In sostanza, Dragan prende in prestito fattezze altrui per ricamarci sopra, con indubbia maestria, le tortuose impronte dei suoi incubi privati; anche in questo risiede l’originalità del suo lavoro.
Il vero “marchio di fabbrica” di Dragan, quell’elaborato processo di post-produzione digitale che a molti sarà noto, per l’appunto, come “draganizzazione” è un effetto che si basa essenzialmente sull’intensificazione massima dei dettagli: rughe, pori, peli, capelli, scabrosità, deformità ed imperfezioni,

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tutto è enfatizzato fino al parossismo, ben oltre la nostra consueta capacità percettiva. Ecco che l’integrità non solo dei volti, ma del reale tout court, viene irrimediabilmente compromessa: tutto appare come infetto da un morbo strisciante che, scavando e scarnificando, ci costringe a considerare l’irriverente corruttibilità di carne e spirito.

L’insinuante malìa di questi ritratti sono  in grado di dimostrarci quanto l’elaborazione digitale possa, se usata con cognizione di causa,

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moltiplicare a dismisura il significato stesso del reale: non sostituendosi all’immagine in maniera invasiva, bensì suggerendone inattese e illuminanti interpretazioni aggiuntive. In casi del genere, quindi, ben venga Photoshop!


Testo e fotografie tratte dal seguente sito: http://www.nadir.it/recensioni/DRAGAN/dragan.htm

Videotutorial Effetto Dragan .

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