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IL LINGUAGGIO FOTOGRAFICO.

Introduzione

La comunicazione tra le persone rappresenta il principale veicolo dello sviluppo dell’uomo. Ogni processo di apprendimento è fondato sulla capacità dell’uomo di comprendere la comunicazione altrui e di comunicare a sua volta. Dal primo sillabare del bambino alla guida dell’automobile, dal modo di vestire alla intonazione della voce, dalla segnaletica verticale nelle città ad una proiezione cinematografica, dal simbolismo alla gestualità ecc., la crescita e lo sviluppo dell’individuo, insieme al comportamento collettivo, sono determinati dalle attività di comunicazione e significazione.
Secondo la definizione di linguaggio fatta da Charles Morris (1901-1979) , ogni specifico modo con cui un insieme di segni -siano questi parole, gesti, simboli, indizi, tracce – comunica qualche cosa a “una famiglia di interpreti”, viene definito linguaggio. Se in questi termini esiste il “linguaggio verbale” si può affermare che sono linguaggi anche i vari “sistemi” con cui noi esprimiamo agli altri o da cui gli altri deducono le nostre intenzioni, i nostri pensieri: quello dei gesti, dei segnali stradali, del modo di vestire …
La Fotografia, attraverso fatti visivi che hanno valore di segno, tende a stabilire una situazione comunicativa cioè trasmette un messaggio, costituito di proprie regole, di un proprio codice e in quanto sistema si può affermare che essa è un linguaggio.
Questo forse chiarirà le idee a chi usa l’apparecchio fotografico senza sapere cosa “dice” e a chi vede nella fotografia un messaggio da interpretare e un linguaggio da comprendere.

Barraco Biagio

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