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Carpe diem: eco di strada

Mai come in questo caso citazione è più appropriata! Street o non street, questo è il problema! Non poteva mancare in questo luogo immaginario e virtuale dai confini immateriali uno spazio tutto dedicato alla street photography. Ma cos’è la street? Genere molto controverso, di cui non è semplice dare una definizione univoca. “La street photography è infatti l’istantanea della vita urbana osservata per strada nella sua quotidianità e nei suoi molteplici aspetti: l’ironia, la tragedia, l’imprevedibilità, la bellezza ed anche la crudeltà. Le immagini di questo genere fotografico sono lo specchio della società, delle persone che la compongono, catturate durante la vita di tutti i giorni da qualche occhio attento alle sfumature dell’umana commedia che va in atto negli spazi pubblici. Essere uno street photographer significa entrare in sintonia con la vita, percepirne gli umori, gli odori, i colori, viverla con intensità per poi cercare di rappresentarla solo dopo averla assorbita”. Questa è la definizione, a mio avviso, più esaustiva, che ho trovato navigando attraverso i flutti di internet. Ma procediamo con ordine.
In questo genere di fotografia, emanazione del reportage, i fattori da tenere in considerazione sono sempre due: l’uomo e l’ambiente in cui vive. Se ci soffermiamo un attimo ad osservare e ad ascoltare la strada, accade, impalpabile, evanescente ed etereo, è lì di fronte ai nostri occhi uno scambio misteriosamente e straordinariamente magico, una silenziosa conversazione fra i 2 protagonisti, completamente ignari e inconsapevoli. Fermare questo scambio è compito dello streetpher, lo street photographer. Ma cosa accade? Un ragazzo in jeans e scarpe da ginnastica è seduto, ascoltando il suo fido lettore multimediale, su di una panchina poggiando le spalle ad un muro istoriato con graffiti dello stesso colore della felpa che indossa; una donna affascinante e sensuale cammina accanto ad un cartellone pubblicitario in cui è raffigurato un uomo che sembra seguire con uno sguardo accattivante quell’incedere; un artista dipinge con i gessetti colorati un’immagine sul marciapiede e una passante somiglia alla donna raffigurata nel dipinto. Potrei aggiungere innumerevoli esempi analoghi a questi: le forme e i volumi della città sfumano e si mescolano tra la gente, creando un flusso di invisibili corrispondenze, creando una storia da raccontare in un click. Passeggiare per le strade di una grande città è un’esperienza unica, se è fatto con la consapevolezza di voler entrare in sintonia e in simbosi con la città: i profumi, le luci, i riflessi si amalgamano con i profili della persone, creando suggestivi controluce o vivaci giochi di colori che assumono significato e senso solo nell’istante in cui vengono congelati in un click.
Questo genere fotografico ha confini decisamente elastici e fluidi, oscillando fra le polarità dell’urban setting vero e proprio (città e contesto urbano) e del ritratto umano. L’uomo e il paesaggio urbano nelle street “pure” assumono lo stesso peso ed interagiscono tra loro. Nel paesaggio urbano, o scatto architettonico, il centro d’interesse è dato dall’architettura, mentre la presenza dell’uomo nella scena risulta marginale e priva di rapporto con la struttura narrativa principale. Esattamente il contrario di quanto accade nel ritratto, dove il protagonista è l’uomo, perché anche laddove il ritratto sia ambientato, lo scenario è sostituibile, marginale e privo di una collaborazione con il soggetto. Ma, al di là delle classificazioni, ciascuno streetpher troverà la propria “strada”, troverà la sua definizione di questo genere, attribuendogli il proprio significato attraverso la propria visione personale.

Qualche consiglio utile:

ATTREZZATURA NECESSARIA
Analogica, digitale, compatta o reflex? Non esiste un tipo di macchina preferibile rispetto alle altre, ma ognuno deve scegliere in base al maggiore feeling, perché nella street la macchina deve diventare invisibile, sia per chi osserva, sia per chi scatta. La macchina non deve intralciare la realizzazione dell’idea che nasce in quei brevissimi istanti: si dovrebbe scegliere la più comoda ed ergonomica, perchè deve diventare il prolungamento dei pensieri e della mano del fotografo. L’imperativo quindi è: viaggiare leggeri! Che significa, nel caso delle reflex, con un corpo macchina e un obiettivo, tanto non ci sarà il tempo per cambiare l’ottica, perché tutto si consuma in pochissime frazioni di secondo.
Che tipo di obiettivo? In genere la lunghezza focale non dovrebbe superare i 50 mm, perché se è vero che le focali grandangolari proiettano lo spettatore nella foto, è pur vero che più si stringe su di un particolare, meno si contestualizza il racconto, meno si inquadra la scena a cui si sta assistendo. Il grandangolo permette un’inquadratura ampia, includendo in essa anche il soggetto, evitando di puntare direttamente su di esso. La domanda nasce spontanea: niente tele, quindi? Non è esattamente così: soprattutto all’inizio l’uso del tele può semplificare l’impaccio iniziale di fotografare sconosciuti in strada, in quanto dilatano lo spazio che separa il fotografo dal soggetto, ma bisogna tener sempre a mente che per raccontare una scena in maniera sufficientemente coinvolgente, è necessario esserne coinvolti e non restarne ai margini. La focale consigliata, quindi, è grandangolare: 35mm e 50mm.

TECNICHE E TRUCCHI
Per ovviare al naturale e fisiologico imbarazzo iniziale di fotografare sconosciuti si possono adottare alcuni accorgimenti. Per prima cosa è fondamentale la scelta del luogo: meglio se molto affollato, dove la presenza di un turista o un passante intento a fotografare non sorprende; a questo punto si sceglie il punto d’osservazione e l’angolo da riprendere. Seconda accortezza è la scelta dell’obiettivo: il grandangolo consente non solo di approssimarsi al soggetto, ma anche, grazie all’ampio angolo di campo offerto, di non puntare direttamente la fotocamera sul soggetto, decentrandolo ad esempio ed illudendolo di non essere centro d’interesse della foto; si può, inoltre, provare a scattare senza inquadrare e senza portare la fotocamera all’occhio. Per questo motivo un altro fattore essenziale alla riuscita di una buona street è scattare in velocità: finché l’occhio non guarda nel mirino il fotografo risulta invisibile agli occhi dei passanti. Un fotografo di strada allenato riesce a comporre, mettere a fuoco ed esporre in 1-2 secondi. Questo è possibile anche grazie all’affinamento della capacità di “previsualizzare” la scena, cercare cioè di immaginare quale sarà il risultato finale prima ancora di inquadrare e scattare. Alcune volte si rivela semplice: quando si riflette su quale sarà la traiettoria del cammino di un passante collocarlo in un punto preciso del fotogramma, congelandone il movimento è un’operazione di “routine”.
Proprio in virtù del fatto che questo genere è molto elastico e privo di canoni rigidamente standardizzati è essenziale sperimentare e provare diverse tecniche e approcci. Ad esempio in alcuni casi i colori rendono più viva la fotografia, quindi non bisogna precludersi a priori questa possibilità seguendo pedissequamente il cliché che la street photography sia esclusivamente in bianco e nero. Si potrebbe, inoltre, sperimentare nuove inquadrature, ad esempio in diagonale, per dare più dinamicità alla foto o cercare la giusta prospettiva con angoli di ripresa inusuali, o sfruttare i contrasti marcati prodotti dal sole per conferire più personalità alla foto. O ancora, non limitarsi ad utilizzare tempi molto ridotti per congelare i movimenti, ma utilizzare pose più lunghe per sfruttare l’effetto mosso e dare dinamismo alla scena.

COSA FOTOGRAFARE
La strada parla linguaggi differenti che il bravo streetpher deve cogliere: ogni cosa che incuriosisce e che attrae l’attenzione è un potenziale spunto valido per una fotografia. La strada è un ambiente privo di schemi prestabiliti, in cui sentirsi liberi di trovare il proprio personalissimo modo di raccontare i gesti quotidiani che ognuno di noi compie, liberi di raccontare la strada e la sua storia. E’ chiaro che, soprattutto ai primi approcci a questo genere fotografico, è utile avere alcuni filoni narrativi classici della street. Uno classico, semplice anche da realizzare, è l’iterazione fra i cartelloni pubblicitari presenti nelle grandi città ed i passanti: è sufficiente scegliere un cartellone, immaginare il risultato finale previsualizzandolo, aspettare il passante giusto e il gioco è fatto. In questo tipo di street si ha tutto il tempo necessario per regolare la messa a fuoco, l’esposizione ed il tempo di scatto.
Altri classici sono gli artisti di strada, i graffiti, le luci al neon, gli stickers e i segnali stradali.

Testo di Micaela Conterio

fonti:

http://www.77click.it/fotografia/la-street-photography/

La Street Photography, fotografia di strada, di Salvatore Carrozzini (pocket) in http://www.photofeelyoufree.com/tutorial_street.asp